i vincitori 2026
primo posto

Francesco Lovisetto, Helmut
Motivazione scritta da Carmen Gasparotto del Comitato Scientifico.
Helmut dorme in macchina, da solo con il suo gatto. Dice di ripartire fra poco, ma non parte mai. Da cosa scappa Helmut? Che cosa cerca e che cosa cerchiamo noi, nel mondo? Che cosa ci basta per sentirci a casa?
Con una scrittura emotiva ed empatica l'autore costruisce una storia innestata su un sentire profondamente umano e solidale aderendo pienamente al tema richiesto dal concorso.
La parola avvolge con sapienza una dinamica in cui solitudine, angoscia e tensione divengono i colori esatti di una scrittura consapevole e capace di delineare i contorni di una emotività singolare e al tempo stesso plurale. Nella sfida di tenere insieme leggerezza e profondità, la lettura si fa agile, cattura e fa riflettere il lettore.
Il vino, lo Schioppettino, scioglie la parola e ingaggia un dialogo che attraverso l'incontro con l'altro restaura l'identità e la speranza nel futuro rendendo Helmut una figura poetica difficile da dimenticare.
Francesco Lovisetto scrive soltanto per passione. Non ha esperienze letterarie – non considerando come tali gli scritti prodotti nell'ambito dell'attività professionale - e si diletta nella scrittura di componimenti e brevi racconti esclusivamente per gli amici o in famiglia. Con il medesimo spirito, si è cimentato con il tema del concorso, per il profondo legame – affettivo e familiare – che lo unisce, oramai da più di vent'anni, allo Schioppettino e a Prepotto.
secondo posto

Riccardo Bartoletti, L'acqua di sotto
Motivazione scritta da Cinzia Benussi del Comitato Scientifico.
C'è più di una rinascita in questa storia. Quella di una giovane donna fuggita da un paese in guerra, quella di un vecchio solitario, ma anche quella della natura che li circonda, con cui imparano a convivere, dalla quale imparano a vivere e a intendersi profondamente, nonostante parlino lingue diverse.
Nasce da un incontro fra anime sole il racconto di Bartoletti, che con sensibilità e una lingua essenziale, proprio come parlano i suoi protagonisti, ci presenta una storia di rinascita, che non è solo quella di una donna che ha dovuto abbandonare tutto: come rinasce il Judrio, così può rinascere una vigna, ma anche un uomo che si è staccato dal mondo. Perché per rinascere ci vuole qualcuno che ci guardi, ci ascolti, ci comprenda al di là delle parole.
La rinascita di Katja sgorga dalla terra, dal lavoro duro, dalla materia viva, da quel fiume che, come scrive Bartoletti, "sparisce ma non muore: cammina al buio, e più a valle torna fuori, più limpido di prima."
L'autore non solo centra appieno il tema del concorso, ma sa declinarlo senza scadere nel sentimentale, pur portandoci a momenti di pura commozione. Inoltre, il racconto è un ritratto asciutto e luminoso di queste terre, e del lavoro di chi ci vive.
Riccardo Bartoletti nasce a Piombino nel 1984. Nel 2024 pubblica per Blonk Editore "Emmegì", che si aggiudica una Menzione Speciale al Premio Letterario Sportivo Internazionale "Pietro Mennea". Nel 2026 il racconto "La Casa Rossa" è il secondo classificato della IX edizione del Premio Nazionale di Scrittura dedicato ad Alfredo Panzini. Altri racconti e contributi sono stati premiati o apparsi su riviste e testate online (Narrandom, Ansa.it, Mixis).
https://linktr.ee/RiccardoBartoletti
terzo posto

Raffaele Serafini, Tornare a casa
Motivazione scritta da Martina Fullone, presidente della Giuria dei Lettori
Per la capacità di raccontare, attraverso una vicenda personale intensa e dolorosa, una pagina di memoria collettiva profondamente radicata nella storia del Friuli. Il ritorno di Bastiano, dopo quindici anni di carcere, si intreccia con la devastazione del terremoto del 1976, creando un efficace parallelismo tra la distruzione del paesaggio e quella, più intima e silenziosa, dell'uomo.
Il racconto si distingue per una scrittura evocativa e concreta, ricca di immagini capaci di restituire al lettore lo spaesamento, la paura e il senso di estraneità del protagonista davanti a un mondo che non riconosce più. Particolarmente riuscita è la trasformazione della pietra, inizialmente simbolo di macerie e di una vita spezzata, in elemento di ricostruzione e di rinascita: Bastiano stesso, come una pietra sbrecciata, può tornare a essere parte di un muro, di una casa, di una comunità.
Di forte impatto è anche l'incontro con Caterina, nel quale il rancore del passato lascia spazio a un gesto inatteso di accoglienza e collaborazione. È proprio attraverso quel gesto, e attraverso il lavoro condiviso tra le macerie, che il protagonista ritrova progressivamente una possibilità di vita.
Un racconto capace, dunque, di coniugare memoria storica, colpa, perdono e rinascita, concludendosi con un'immagine semplice e potente: il ritorno a una casa ricostruita, dove la pietra e la persona hanno finalmente trovato il proprio posto.